La resistenza a San Giusto

PREMESSA

A quarant'anni di distanza, dedicata agli anziani perchè non dimentichino e ai giovani perchè sappiano, questa testimonianza sull'epoca eroica di San Giusto, deve avere, in un libro di storia e di origini su San Giusto, il suo risalto.
San Giusto non fu soltanto un "paese partigiano" nella lotta di Liberazione del Canavese, ma fu il centro della Resistenza, la Capitale, militare e politica, del Canavese intero.
In questo paese nacquero e si formarono le prime "bande" che sfociarono poi in una intera Divisione. All'ingresso del paese, in quel tempo, stavano cartelli segnaletici con la scritta: "ACTUN BANDITEN".
San Giusto, fregiato di questo appellativo, fu orgoglioso partecipe di queste bande armate. Tutti da una parte sola, nessuno esc1uso, in linea coi suoi Partigiani, banditi, si, ma banditi per la Liberta. San Giusto che, durante il ventennio fascista, fu sempre, nel limite del possibile e dell'impossibile, antifascista, nel periodo che va dall'8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 fu e restera nella storia, scritta o mai scritta, Partigiano, Combattente di prima linea, mutilato, vilipeso, saccheggiato, ma mai domo!
Nelle carte di tutti i comandi militari, a quel tempo, San Giusto era circoscritto da un cerchio rosso: caposaldo di armati, antifascista e antinazista. Sono passati quarant'anni! Uno sguardo a ritroso nel tempo e un preciso dovere verso San Giusto Resistente; e Storia, anche se mai scritta e mai insegnata, di questo avito borgo rurale. Ricordare le ore difficili, sanguinose, tristi, ricordare i suoi Caduti e dovere. Ed e dovere chiedere scusa a S. Giusto Combattente, se nell’albo del Comune non spicca, oggi, una medaglia d'oro al valore, sacrosantamente meritata. La Resistenza e caduta troppo presto nell'oblio, per colpe e negligenze di tanti; di partigiani, di popolo, di autorita particolarmente.
Ecco perchè oggi, nella rimembranza di quella epopea lontana, sotto l'egida di questo Comune, vogliamo lasciare un ricordo tangibile a futura memoria, di cia che fu, (che ricordiamo) la Storia Sangiustese della Resistenza, con lo smisurato orgoglio di essere stati presenti in linea, testimoni di battaglie e vittorie, con a fianco l'indimenticabile Prevosto Don Scapino.
O giomate del nostro riscatto!
Oh dolente per sempre colui
che da lunge, dal labbro d'altrui, come un uomo straniero le udra!
che a' suoi figli narrandole un giomo, dovra dir sospirando: "io non c'ero"; che la santa vittrice bandiera salutata quel di non avra
(MANZONI, "Marzo 1821")
Noi c'eravamo.
 

NASCITA, FORMAZIONI PARTIGIANE A SAN GIUSTO

Il 25 luglio 1943 San Giusto apprende della fine del fascismo con giubilo e grandi feste, senza a1cun gesto sconsiderato. A S. Giusto non era il caso. Venne i1 fatidico 8 settembre, sbandamento generale. Soldati fuggiti dalla caserma di Aglie si rifugiano a S. Giusto; gli sbandati sangiustesi, fra le apprensioni delle madri, giungono a stillicidio. Po chi giomi dopo, sinistramente, ritomera il fantasma del fascismo. Ritornen\ con l'etichetta di Repubblica Sociale, che sara chiamata spregiativamente "La Repubblichina". Bandi di chiamata alle armi, con l'immancabile pena della fucilazione ai renitenti, appaiono sulle cantonate. I Sangiustesi non rispondono: nessuno si presentera. Con l'appoggio della gente sangiustese, che sfido impavida tutte le minacce, ebbe inizio il periodo della S. Giusto Resistente. Tutti i soldati, sbandati nel territorio nazionale; quelli di S. Giusto tornarono a casa; molti, oltre confine, furono fatti prigionieri o non tornarono più. I Tedeschi hanno occupato tutto il territorio nazionale e vi spadroneggiano con l'infame appoggio dei loro servitori fascisti, raggruppati in formazioni delle "Brigate Nere".
Nel mese di dicembre del 1944, nel Canavese si incomincia a parlare di ribelli. Questi sono ovunque, si dice; si raccontano gesta leggendarie, ma sono più immaginarie che vere.
A S. Giusto, in quel tempo, il primo a parlare di Partigiani, e a tentarne una mobilitazione, un reclutamento di Sangiustesi, fu Cichin Foglia (FOIET).
Riusci a riunire un folto gruppo di volontari, disarmato. Salirono a Sale, presso un ipotetico comando. Vi trovarono uno sparuto gruppo, quasi disarmato, disorganizzato. Tornarono a casa, non senza aver incrociato i Tedeschi, e con due morti non sangiustesi.
Nel gennaio del 1944 San Giusto vede veramente i primi ribelli.
Sono due bande. Dell'una, per carita di patria, e meglio occuparsi solo a grandi linee, poiche furono più i misfatti che non i fatti di guerra. Se pero si vuole toccare la storia di San Giusto, pur lasciando nell'oblio taluni particolari, e un pietoso vela di discrezione, bisognera pur dire qualcosa. Anche perche, elementi di buona fede, combattenti veri, ebbero la sfortuna di essere mal comandati. In questi primi tempi San Giusto assistette impaurito ad una vera guerra civile, con odi personali, rancori e vendette, che nulla avevano a vedere con la politica.
Visse S. Giusto un triste periodo. Svariate persone venivano prelevate nel cuore della notte e portate via. Gente, che nulla aveva ache vedere col fascismo, o coi Tedeschi, veniva prelevata e, molto spesso, non faceva più ritorno a casa.
Fra queste, una donna giovane, stimata e benvoluta da tutti: TERESIN GIOGA.
Molti erano i Sangiustesi che non dormivano più nel loro letto; si parlava di una lunga lista...
Questa banda, mai regolarizzata, sara poi sciolta dal comando delle "Garibaldi", e lasciati liberi i componenti di aderire a gruppi organizzati. Di questi, molti si faranno onore.
Il primo episodio di guerra a San Giusto avverra, pare nel Comune, il 24 marzo 1944.
Cadra in combattimento il partigiano sangiustese OZZELLO ALBINO.
Nello stesso mese un gruppo armato bivacca nella Cappella di San Giacomo. Pare certo, su delazione di un ex ribelle, passato ai fascisti per via di una donnaViene attaccato. Ci sono morti, feriti e prigionieri. Non c'e nessuno di S. Giusto.
Il giorno 5 di maggio nel 1944 San Giusto subisce il primo vero attacco. Allora venivano chiamati "rastrellamenti".
Braccati e ricercati "i ribelli", a pagarne il fio sono anche i civili. Verso le diciotto, di quel giorno, una colonna di fascisti delle "brigate nere" cala verso la piazza, proveniente da Via Aosta. Una colonna, con un'autoblindo e due autocarri, carichi di armati. La gente fugge. Dall'autoblindo partono le prime raffiche di mitraglia, le prime che sentiranno i Sangiustesi e che poi diventeranno tristemente familiari, come familiare sara poi il sibilo dei proiettili. Ma ora e la prima volta e la gente ne e terrorizzata. Prese di mira son le finestre, la gente che scappa. In poco più di mezz'ora sulla piazza giacciono i corpi dei primi caduti sangiustesi: CASTELLANO CARLO e FIORINA FRANCESCO; quattro feriti, un prigioniero: Giovanni Bertot, che verra pestato a sangue e torturato a Torino in Via Asti, dove e pure prigioniero un altro sangiustese: Bena Battista.
Bertot si salvera per fortuito caso. Per rappresaglia viene saccheggiata e distrutta la trattoria del N etu e asportate tutte le bottiglie di vini e liquori.
 

DA DUE PISTOLE A UN'ARMATA

Nel frattempo a San Giusto, sin da gennaio, e nato il primo vero nucleo partigiano, prodromo di quel vero, grande movimento della Resistenza Canavesana.
Sono approdati a San Giusto, da Torino, due ricercati politici: il sangiustese Boggio Domenico
(PRAIS) e un suo amico, Piero Uratio Sono intenzionati di formare una banda partigiana in quel di S. Giusto. Spirando i due fiducia per il modo cortese e gentile di fare, trovano subito dei proseliti. Si arruolano i sangiustesi: Gioannini Secondino (MINET), Verga Piero (PIERIN), Canova Antonio (CHIRU), Defilippi Celestino (BUREL). Dai paesi limitrofi giungono altri. Da San Giorgio, Ceretto Giuseppe (PUN CIA), di origine sangiustese. Nascono le prime azioni di gruppo: arrivano i primi mitra di preda bellica, frutto di azioni a sorpresa aIle sentinelle delle stazioni ferroviarie, che vengono disarmate e lasciate in liberta.
In quei giorni operava nei dintorni una banda di pochi elementi guidata da Ardissone Dante
(TRIN) - che sara poi gravemente ferito, curato e nascosto a S. Giusto -, la quale, avuto sentore delle gesta della prima, si incontra con questa e si fondono insieme. Eleggono comandante Piero Urati, che avra il nome di battaglia originario di "Piero".
Costituiscono un comando a Sale. Sono una ventina, tutti bene armati. Cominciano azioni quotidiane, con un autocarro, e si chiamano "Volante Rossa"; operano nelle autostrade e nei treni. II gruppo si ingrossa di altri volontari, richiamati dall'eco di quelle gesta. Azioni su azioni, realta che rasenta la leggenda e l'impossibile. Nell'aprile del '44, Piero portera il suo comando in Valle Soana, con epicentro Val prato. Nel mese di maggio le azioni si svolgono alla grande: attacchi a caserme, azioni portate sempre più lontano.
In quel mese si arrende a Lombardore un comando autonomo tedesco, formato tutto da Cecoslovacchi. Sono 140 soldati, portano autocarri e tante munizioni, che serviranno a lungo.
Le caserme dei Carabinieri di tutti i dintorni vengono occupate. Per la storia bisogna dire che i Carabinieri non erano fascisti, e si arresero in parte con accordi, in parte con un minima giustificabile di difesa.
II giorno 15 maggio 1944 San Giusto e ancora oggetto di rastrellamento. Razzia di bestiame.
Cade il sangiustese CONTO PIETRO (Zobe).
Nel mese di giugno Piero prende il nome di battaglia, che restera leggendario, di "Piero-Piero". E inquadrato regolarmente dal C.L.N. nelle formazioni "Matteotti" e gli e riconosciuto il grado militare di Maggiore. Comanda la Divisione che prenderà poi il nome della prima medaglia d'oro del gruppo: "Davito Giorgio".
E forte di trecento uomini, tutti armati; ma vi sono ancora armi e Piero insiste con un banda ad arruolarsi.
Nella notte del 17 giugno 1944 salgono in montagna, a Valprato, i sangiustesi volontari: Nino Defilippi (CIASOL), Boggio Armando (VINA TER), Gioannini Carlo (PICIT), Enrico Antonio (BINEL), Simondi ORESTE, FAUSTO (il "BRESCIANO"), lo sfollato Angelo Di Gennaro (che diventera poi Commissario Politico), e la staffetta di Piero, Mariuccia Cerutti (TUTELA).
Il giorno 8 luglio 1944, battaglia storica e famosa contro le formazioni dell a "X MAS"-BARBARIGO, sulla piazza di Ozegna.
Combattimento cruento: cadono dieci fascisti col com andante Bardelli, due partigiani (uno dei quali sara poi la Medaglia D'oro DA VITO GIORGIO).
Ventinove sono i prigionieri della "X". Fra questi, il tenente fascista Mario Tedeschi, giornalista e attuale Senatore del M.S.!.
Il 10 luglio 1944, Piero-Piero, infaticabile e irresistibile, attacca una poderosa colonna tedesca suI ponte del Chiusella. Pesantissime le perdite tedesche; fra i prigionieri, l'allora famoso Maggiore Smith delle S.S. hitleriane. Il numero dei prigionieri di Piero-Piero e alto. Dai comandi tedeschi si inviano emissari con la bandiera bianca per uno scambio. Chi conta veramente e Smith. Qui, perche ci si renda conto di cia che segue, bisogna dire che i Tedeschi, pur essendo spietati, pur fucilando dieci persone, non importa chi, per ogni tedesco ammazzato, erano pera dei sol dati, anche d'onore.
Si poteva trattare e ci si poteva fidare quando davano una parola d'onore; degli Italiani, i fascisti, no, il discorso era ben diverso; con loro non si trattava!
Fu quindi con quell'illustre prigioniero che i Tedeschi cercarono lo scambio. Dopo ampie trattative, che Piero-Piero ebbe il fegato di affrontare personalmente, senza alcuna scorta, presso l'Alto Comando Tedesco di Torino, fidandosi solo della sua buona stella e della parola d'onore dei Tedeschi, venne ceduto il Maggiore Smith con i prigionieri tedeschi, forse otto; i ventinove della "Barbarigo", con alIa testa Tedeschi Mario, che, appena libero, scrivera sui giornali un sacco d'infamie. In cambio si ebbe tutto il richiesto: pressoche svuotate di partigiani e di ostaggi le carceri di Torino, Cuorgne e Ivrea, e venti giorni di tregua - lealmente osservata - per rifornire di alimenti le assediate Valli Soana e Chiusella.
In quel periodo le forze di Piero-Piero sono al massimo, sui seicento uomini.
Una Divisione, armata fino ai denti, era nata a San Giusto Canavese, da un pugno di esaltati, forse, ma eroi!
Il 22 luglio 1944 il partigiano sangiustese BENA BATTISTA, da mesi prigioniero in Via Asti, torturato a sangue, non svelera nulla della Resistenza -, viene impiccato a Torino in Corso Vinzaglio.
Negli anni a seguire Torino dedichera al BENA una via: San Giusto, immemore, no!
Nell'agosto del 1944 il comandante della "X MAS", principe Valerio Borghese, e il segretario del partito fascista repubblichino, Pavolini, non fidandosi più dei Tedeschi per i troppi scambi di prigionieri, vanno di persona, a capo di una poderosissima colonna blindata, a vedere la situazione nel Canavese.
Seguì il grossissimo combattimento di Valperga.
SuI campo sono quelli di Piero-Piero e della "GL" di Bellandi. Tutti i partigiani sangiustesi vi prendono parte, valorosamente.
Seguono le battaglie di Pont, Ceresole, Alpette.
I due gerarconi riporteranno, entrambi, una ferita.
Intanto nell'agosto '44, San Giusto e presidiata dai partigiani di Piero-Piero, che vi hanno costituito un distaccamento.
Durante il mese avverà un episodio che lasceà sgomento S. Giusto. E arrestato e incarcerato il Prevosto Don Scapino.
Per il caro ricordo di Don Scapino e per la verita storica va detto che egli fu, forse, un prete partigiano; antifascista e antinazista, sicuramente.
Nella assenza di poteri, il Comune di San Giusto lo reggeva, barcamenandosi, il Segretario Comunale Toscana, il quale veniva, giornalmente, al nostro distaccamento per consigli, relazioni, ecc.
L'autorita massima, indiscussa, religiosa, ma anche civile, era Don Scapino. In quasi tutte le trattative fra Tedeschi e Partigiani, Don Scapino ci entrava. Cercato dai Tedeschi ad ogni rastrellamento per fare da tramite con la popolazione, in genere per le loro razzie di bestiame, galline e oche: il debole dei Tedeschi, le oche!
Cercato dai Partigiani per mille servizi, religiosi e guerrieri, Don Scapino fu, e dovra restare, nella storia di San Giusto, il primo patriota!
Percio grande fu lo sconforto, anche dei partigiani, quando Don Scapino venne imprigionato a Cuorgne. Rimarra una ventina di giorni: il ritorno sara un'apoteosi, un tributo d'amore e di affetto da parte di tutti.
Settembre a San Giusto e abbastanza tranquillo. Un rastrellamento, sempre con sparatorie, il giorno 27; i Sangiustesi vivono ormai nel "Chi va la" e non si lasciano più tanto sorprendere. Morini un forestiero: Mario Grandi.
Nel mese di settembre le formazioni partigiane sono fortissime e numerose. I Sangiustesi che sono fra i Partigiani sono molti. Oltre al gruppo di Piero-Piero, ve ne sono con le "Garibaldi", con le "GAP". In queste Bande, - perche non figurano nell'elenco ufficiale dei riconosciuti partigiani-, militano: Ozzello Giovanni (Trincia), Cerutti Giacomo (Galina), Boggio Carlo (Pierina), Tapparo Dino, Bono Domenico, Foglia Francesco, Foglia Maria, Foglia Elena, Boggio Luigi, Penoncello Antonio.
Intanto si sono affacciate le formazioni cattoliche della "Giovane Piemonte" con i sangiustesi Cappo Giuseppe (Maestro), Caravaglio Gianni, Bertetto Pierino, Giordano Giovanni.
Con Piero-Piero si sonG intanto aggiunti: Fiorina Gino (Pit), Nigra Benito, Boggio Silvio, Boggio Giuseppe, Fiorina Giuseppe (Caplet).
Il giorno 7 ottobre, ennesimo rastrellamento. Cade, alla "Capela 'd Marengh", un partigiano che, non conosciuto, verra sepolto a S. Giusto e registrato in Comune sotto il nome di "Sconosciuto".
 

GLI OSTAGGI TEDESCHI

Nel mese di ottobre del 1944 le prigioni di Ivrea e di Torino sono nuovamente zeppe di ostaggi e di partigiani. Occorrevano prigionieri tedeschi! Piero-Piero potenzia il distaccamento di S. Giusto, mandando stabilmente una Volante d'azione di circa venti uomini. II compito e di pattugliare l'autostrada Torino-Milano e la strada statale per Aosta. Le azioni portano ben presto frutto: cinque tedeschi e alcuni brigatisti neri, catturati.
I tedeschi, questo e l'ordine, dovranno essere custoditi in S. Giusto. Cosi fu che, mentre la Volante continuava i suoi diuturni agguati, i cinque tedeschi furono alloggiati nel Cinema Fiorina; la custodia e la responsabilita venne affidata al sottoscritto,responsabile di distaccamento, e a Gino Fiorina, allora giovanissimo partigiano.
Di questa vicenda, - la prigionia duro 20 giorni - merita ricordare un episodio: dei cinque tedeschi uno era sott'Ufficiale; si chiamava, era facile ricordarlo per via di una marca di vernice, Max Mayer, ed aveva la responsabilita diretta sugli altri quattro; si professava comunista ed era, senz'altro, antinazista; salutava volentieri col pugno chiuso e cantava, in perfetto italiano, "bandiera rossa".
La loro mansione, nel nostro distaccamento, era quella di pensare alla cucina; erano quindi liberi di girare per il cortile dove avevano il fuoco acceso. La Volante approdava a tutte le ore, gli uomini erano affamati, bisognava dar loro da mangiare. Ebbene, un giorno che i venti affamati si buttarono a tavola appoggiando incautamente i mitra carichi al muro e sui davanzali, mentre in tavola servivano i tedeschi, Max mi si accosto allarmato chiedendomi di far ritirare le armi. Sai, mi disse, nessuno qui e nazista, ma sono pur sempre dei soldati tedeschi.
II pensiero che qualcuno avrebbe potuto facilmente fare una strage, mi fece rizzare i capelli.
Ognuno si ritiro l'arma e tutti riconobbero di essere stati sprovveduti alquanto.
Le trattative per il rilascio dei prigionieri durarono a lungo, ma approdarono a buon fine.
Un giorno una grossa macchina nera, con bandiera bianca, venne a ritirare i soldati del glorioso III Reich, cuochi dei Partigiani!
Max Mayer se ne ando salutando col pugno chiuso, cantando "bandiera rossa". Non sapremo mai come l'avra aggiustata coi suoi; certo che, quando ci strinse la mano, non era la stretta di un nemico.
E qui necessaria una parentesi: il vettovagliamento.
Sia i prigionieri, che la squadra Volante, dovevano mangiare; offerte di animali non ce n'erano, i "lanci" degli Americani erano, per noi almeno, solo leggende; ma i partigiani, anche se leggendari, mangiavano. E allora, si requisiva!
Furono, in quel tempo, requisiti tre o quattro capi bovini e alcuni sacchi di grano.
Autorizzati dal Comando, furono firmati alcuni buoni di requisizione. Non si creda che ci fosse dell'arbitrio, anche se qualcuno imbastiva, a distanza, qualche polemica.
Tutto era controllato con pignoleria. Una volta, per una trippa regalata ad un bisognoso, si rischia il "palo", che era la punizione più leggera; oltre, si andava anche alla fucilazione! Ne fu prova un partigiano, processato dal Tribunale Partigiano, e condannato alla fucilazione, per dare esempio, perche reo di aver rubato, a scopo di lucro, le mote di una corriera.
Coi comandi partigiani in generale, e con Piero-Piero in particolare, non si scherzava.
I buoni di requisizione, responsabilmente autenticati presso i Ministeri competenti, vennero poi pagati come danni di guerra.
Nel mese di novembre, durante un'azione a fuoco nel Monferrato, cade, in quel di Cocconato, il sangiustese MARIO QUERIO.
II giomo 13 novembre la Volante di Piero-Piero ha uno scontro a fuoco coi Tedeschi a Nole. Cade prigioniero in combattimento - fucilato presso la stazione ferroviaria - il valoroso partigiano sangiustese DEFILIPPI CELESTINO.
Tra la fine di novembre e i primi di dicembre, i Tedeschi e i fascisti passano ad una offensiva in gran de stile. Sono vane tutte le difese contro forze preponderanti, e le Valli Soana e Chiusella sono evacuate con ingentissime perdite.
Le truppe alleate, inchiodate sulla linea gotica!
I Partigiani hanno uno sbandamento.
II Comando Alleato Ii invita a nascondere le armi e a rifugiarsi in sicuri nascondigli: E' LA SMOBILITAZIONE!
Alcuni superstiti sangiustesi, con amarezza, tornano al paese e si nascondono in rifugi impensati: qualcuno dormini dentro il Cimitero. Piero-Piero, invece, con alcuni fedelissimi, con un solo autocarro, scrive la più bella pagina della sua storia. Instancabile, braccato, due volte ferito, con una vistosa taglia sulla testa, sopravvive e riesce ancora a colpire, a colpire duramente!
Il 19 dicembre '44, violento rastrellamento in San Giusto, razzia di bestiame; fatta saltare una casa ove c'erano munizioni. Presi cinque partigiani prigionieri (fucilati a Ivrea il 30/12).
Cade CAPPO FRANCESCO, con "BERTIN", comandante di brigata.
II 20/12/44, a Caluso, viene fucilato il partigiano, popolare a S. Giusto, LINCE (Losego Giovanni).
Il 7 gennaio 1945, rastrellamento della Folgore, prima a Foglizzo e poi a S. Giusto.
Personalmente mi tocco di viverlo cosi: circondato nella fabbrica di iuta (iutificio) di Foglizzo, passero le mie ore più brutte; dovro fuggire dentro una tubazione di scarico delle turbine, con Pierin Verga e Fausto, tra fango e topi; l'aria vemi a mancare e conosceremo la disperazione.
A San Giusto sparano sulla Piazza: e ferito ZANNA GIUSEPPE (Gamogna), che morira il 1/2/45, dopo immani sofferenze.
Nel febbraio-marzo 1945 si riforma la Divisione "Davito Giorgio". Ritomiamo tutti ai nostri posti. Il 16/3/1945, dopo inenarrabili torture, viene impiccato a Ivrea il partigiano sangiustese CANOVA ANTONIO, che, prigioniero sin dall'estate, a conoscenza di tutti i nostri rifugi, non parleni, nonostante le terribili sevizie.
Il 18 marzo 1945, nuova razzia tedesca a S. Giusto. Vogliono bovini, i Tedeschi. Non ne troveranno e faranno ostaggi, fra i quali anche quattro donne e due bambini. La colonna tedesca e attesa al varco dai partigiani di Piero. A San Giorgio, nella curva del "Mulinet", e appostato un gruppo. L'autocarro tedesco e centrato da un pugno corazzato di preda bellica: due tedeschi morti, alcuni prigionieri, illesi gli ostaggi, che tomeranno aIle loro case. Con l'immancabile opera di Don Scapino, avviene l'ultimo scambio coi Tedeschi.
Dovemmo disseppellire i due morti e restituirli: questo l'accordo, per evitare l'incendio dei due paesi.
Durante tutto il mese di aprile le sorti volgono al bene. I fascisti tremano; sono attaccate e conquistate tutte le caserme del Canavese. Cadono Rivarolo, Castellamonte, Cuorgne, lasciate in mano ai fascisti, mentre i Tedeschi, disimpegnandosi, si concentrano a Torino.
 

25 APRILE 1945 A SAN GIUSTO

La data del 25 aprile, ufficializzata come data della Liberazione, a San Giusto ha ben altro significato. La sera di quel fatidico giorno la colonna di Piero-Piero, forte di centinaia di uomini, si appresta all'attacco di Torino, sognato da mesi. Nella notte tra i125 e i126 aprile, fredda e piovosa, i partigiani bivaccano nelle case. Nella piazza del paese convergono altre formazioni con la stessa meta. Viene l'alba, triste e piovosa, e, dalla strada provinciale, verso la Commenda, si sente rumore di cingolati. I Tedeschi, ancora! La colonna teutonica arriva alle prime case del paese; le sentinelle partigiane sparano; qualche tedesco cade, ma essi giungono ugualmente sulla piazza, contemporaneamente ad una camionetta partigiana, della Vall'Orco.
Due partigiani rimangono suI fango della piazza.
I Tedeschi bestemmiano e imprecano, sparano sulle ombre, sulle finestre. Mortai aprono il fuoco suI campanile sbrecciando la campana grossa, quella che accompagna i Sangiustesi dalla nascita alla morte.
I partigiani di Piero-Piero escono furtivi dalle case, eseguono gli ordini inerenti la situazione.
Rasenti i muri sino alla piazza, e sulla collinetta del Brik della Valle, si appostano e piazzano le loro mitraglie. I Tedeschi, che erano in transito, sono concentrati nella strada provinciale, dalla Commenda alla piazza.
I Partigiani aprono il fuoco e sui Tedeschi e un inferno di fuoco: urlano, infuriano, poi finalmente raccolgono i loro morti e se ne vanno.
San Giusto e libera ed e subito in festa. Purtroppo nella piazza ci sono due morti e dei feriti. Nel Brik della Valle, mentre sta alle mitraglie, e ferito Oreste Simondi, valoroso partigiano sangiustese.
Ferito il nostro campanile, orgoglio di San Giusto: rotta la campanona; stranamente i suoi rintocchi non avranno eco lamentoso, ma, anziche il solito din-don, essa scandinl vit-to-ria, vit-to-ria!
A ricordo rimane sulla piazza una lapide.
Ai posteri il guardarla e il meditare.
Le truppe partigiane, concentrate a San Giusto, calano su Torino il 27 aprile.
Piero-Piero, la cui fama e leggenda ha valicato i confini, e accolto dalla popolazione di Torino come un trionfatore.
La realta ha superato la leggenda: Piero e Domenico, due uomini e due pistole, un paese amico San Giusto -, poi una Banda, un Raggruppamento, una Divisione, la Vittoria!
La Vittoria scioglie davvero le ali al vento.
Tornano alle loro case i partigiani di San Giusto, superstiti. Sono vittoriosi! Avranno dallo Stato cinquemila lire e uno straccio di coperta. Ma sono felici.
Tornano e trovano San Giusto imbandierato: col tricolore i Sangiustesi, dai Barchei alla Commenda, dal Brik alla Tana, non sono nelle loro case. Tavolate lunghe centinaia di metri raccolgono la gente dei cantoni. San Giusto e mai stato cosi unito, si sentono tutti fratelli, sentono di volersi bene. Tornano i partigiani in un paese felice, portano con loro la Liberta!
La campana grande, mutilata di guerra, leva al cielo i suoi rintocchi di ringraziamento e benedice i suoi Caduti.
NINO DEFILIPPI, partigiano nel 40° Anniversario della Liberazione